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venerdì 9 marzo 2018

STORIA IN QUINTA







   














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PERIODO IMPERIALE

               



lunedì 11 luglio 2016

I CRETESI

DOVE ABITAVANO


I cretesi abitavano in un' isola chiamata CRETA.



Questa isola si trovava al centro del Mare Mediterraneo.

ATTIVITA'


Grazie alla loro posizione, i Cretesi diventarono padroni dei traffici del Mediterraneo. I Cretesi scambiavano, con gli altri popoli del Mediterraneo e della Mesopotamia, molti prodotti come armicorazzeutensili e ornamenti realizzati in bronzooro e argento.
Il bronzo veniva ottenuto fondendo il rame con lo stagno. I Cretesi acquistavano il rame nell'isola di Cipro e lo stagno sulle coste del Mar Nero e della Spagna dove veniva fatto arrivare, tramite le carovane, dalle miniere dell'Europa settentrionale.
Un altro prodotto venduto dai Cretesi erano i vasi di ceramica ritrovati un po' in tutto il bacino del Mediterraneo orientale e in Egitto (http://www.storiafacile.net/cretesi/economia_cretese.htm)


ORGANIZZAZIONE SOCIALE


Le città cretesi o minoiche erano governate da un re, chiamato misosse (dal nome del prmo e leggendario re). La classe dirigente era formata dai sacerdoti e dall’aristocrazia, all’interno di essa si selezionavano i sovrani e i funzionari che sarebbero serviti per l’amministrazione dello stato. I comandanti militari rivestivano un ruolo importante soprattutto per la difesa e possedevano consistenti patrimoni derivati dai bottini di guerra. Le classi produttive erano formate da artigiani, agricoltori e allevatori. Alla base della scala sociale stavano gli uomini non liberi distinti tra servi della gleba, venduti assieme alle terre che coltivavano, e schiavi impiegati anche nelle opere edilizie e nelle miniere. Sistema politico: monarchia, il re ha poteri pressoché illimitati. 





PALAZZI

I palazzi erano come palazzi-città perché oltre al re ci abitavano anche gli artigiani, sacerdoti, familiari del re. Le case avevano tubature quindi acqua potabile. La civiltà era sotto il potere del re, dei mercanti più ricchi e di altre persone. Il re era affiancato da un consiglio di sacerdoti. Nel palazzo cerano circa dodicimila persone. Nel momento della massima espansione vivevano centomila persone: Creta a quei tempi era una vera metropoli.

Palazzo di Cnosso

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Storia del palazzo


"Il Principe", affresco dal sito archeologico di Cnosso, oggi esposto al Museo archeologico di Iraklio.
Abitato già nel neolitico, divenne un florido centro della civiltà minoica verso il 2000 a.C., epoca della costruzione del grande palazzo che, privo di mura difensive, era sintomo dell'egemonia cretese sul mar Egeo. In questo periodo gli abitanti di Cnosso cominciarono ad avere rapporti economici e commerciali con la civiltà egizia e vengono addirittura dipinti straordinari affreschi prodotti con le tradizionali tecniche degli abitanti del Nilo. Verso il 1700 a.C. un cataclisma, forse un terremoto provocato dall'eruzione del vulcano dell'isola di Thera (l'odierna Santorini), distrusse tutti i palazzi dell'isola, incluso quello di Cnosso. Durante il periodo neopalaziale (1700 a.C.-1400 a.C.) il palazzo venne ricostruito ancora più sontuoso di quello di epoca palaziale, ancora una volta privo di mura difensive, cosa che testimonia la totale assenza di invasioni da parte di altri popoli. Verso il 1450 a.C. Cnosso fu devastata dai micenei, popolazione proveniente dal Peloponneso, come testimoniano i testi in lineare B rinvenuti nel palazzo, finché verso la metà del XIV secolo a.C. la città iniziò a decadere. Vi sono infine fonti che indicano la presenza di artigiani cretesi nelle città micenee dove veniva apprezzata la loro alta conoscenza nel campo dell'oreficeria.
















Per volere del dio Poseidone, che voleva punire Minosse, Pasifae diede alla luce un figlio mostruoso: il Minotauro, una creatura dal corpo di uomo e la testa di toro che si nutriva solo di carne umana.


In questo modo il dio del mare volle per sempre ricordare a Minosse quanto folle sia l'azione di un uomo che si ribella al potere degli dei.
Minosse, quando vide la creatura, diede incarico a Dedalo di costruire un labirinto talmente intricato dal quale nessuno sarebbe potuto uscire per rinchiudervi il Minotauro, in modo che non avesse alcuna possibilità di fuga. Dedalo, nella speranza di guadagnarsi la fiducia del sovrano, costruì quello che è noto alla storia come il labirinto di Cnosso.
Vuole così la leggenda che il Minotauro venisse rinchiuso nel labirinto e che ogni anno sette giovani e sette fanciulle ateniesi (che erano stati vinti dal re di Creta) venissero sacrificati al Minotauro per saziare la sua fame di carne umana.

Per due volte fu ripetuto il sacrificio fino a quando, alla terza spedizione, giunse a Creta Teseo, figlio di Etra ed Egeo, sovrano di Atene, che si finse parte del gruppo dei sacrificandi perchè voleva porre fine a quelle morti. L'impresa era molto difficile non solo perchè doveva uccidere il Minotauro, ma perchè una volta entrato nel labirinto, era impossibile uscirne. Il giovane chiese allora aiuto ad Arianna figlia di Minosse e sorellastra del Minotauro, alla quale dichiarò il suo amore e questa a sua volta, innamoratasi perdutamente di Teseo, si consigliò con Dedalo che gli suggerì di legare all'ingresso del labirinto un filo che sarebbe stato dipanato mano mano che si procedeva. In questo modo sulla via del ritorno, riavvolgendolo, si sarebbe trovata l'uscita.



lunedì 9 maggio 2016

I FENICI



DOVE

tratto da 
http://www.tuttitemi.altervista.org/Storia/StoriaA/Fenici.htm






Tra il 2300 ed il 2000 a.C.  sulle coste libanesi si presentò il “popolo del mare”, risultato di una migrazione nord europea che, conquistata la Grecia, in particolare la civiltà micenea, per mezzo dei Dori, si riversò su Creta, luogo di altra florida cultura, e su Cipro. Da qui ci fu una invasione delle coste libiche, fino a quelle egiziane, dove Ramsete riuscì ad ottenere un vittoria. I popoli del mare, o anche Khreti e Plethi (Cretesi e Dori), si assestarono in Cananea fondando, alcuni, la Filistea altri, amalgamandosi con le popolazioni locali, diedero luogo alla civiltà fenicia. Inoltre una parte di questa migrazione dalla Grecia si diresse presso gli Ittiti, sconfiggendoli e da qui in Mesopotamia.

Siamo intorno al 1500 a.C., nasce la città di Tiro che diventa più importante di Biblo. In questo periodo i navigatori cananei cominciano ad avere navi più robuste, impiegando il legname ed il cedro libanese, ed a percorrere rotte più lunghe (fino ad allora si viaggiava lungo la costa). Questo cambiamento è dovuto senz’altro ad una contaminazione da parte dei popoli del mare. Israele ingaggerà dure lotte contro la Filistea (basti ricordare l’episodio di Davide e Golia), mentre con i fenici avrà sempre un rapporto pacifico ed improntato su un carattere commerciale.

QUANDO










Lo storico Plinio il Vecchio attribuisce ai fenici l’invenzione del vetro: narra la leggenda che alcuni commercianti, che avevano acceso un fuoco sulla spiaggia, notarono che la sabbia si scioglieva in un fluido trasparente che, raffreddandosi, solidificava in vetro, appunto. In effetti i fenici erano abili artigiani del vetro, ne fecero gioielli e oggetti e lo commerciarono. Però pare che la scoperta di questo materiale risalga a molto tempo prima, a 1.500 anni prima della civiltà fenicia.


TECNICA DELLA LAVORAZIONE DEL VETRO SOFFIATO









domenica 8 maggio 2016

Gli Ebrei


dal sito Jimdo
http://itasto1at.jimdo.com/storia/i-fenici-e-gli-ebrei/

Un popolo che ebbe sicuramente frequenti contatti coi Fenici furono gli Ebrei.
Originari della Mesopotamia, attorno al 1800 a.C., sotto la guida del patriarca Abramo, si spostarono verso la Palestina. Secondo la leggenda, questa migrazione rispondeva a un ordine di Jahvè, l'unico dio nel quale gli Ebrei avrebbero poi creduto e che si sarebbe rivelato proprio ad Abramo.
L'aspetto religioso sta alla base della differenza tra il popolo ebraico e tutte le altre civiltà antiche. In quanto monoteisti, gli Ebrei non ritenevano che Jahvè fosse il più potente fra molti dei o impersonificasse le forze della natura: egli era semplicemente l'unico dio esistente, colui che aveva creato tutto. Si tratta di un ribaltamento culturale di straordinaria importanza, di cui avremo modo di discutere in classe (qui intanto trovate un piccolo approfondimento).



Il viaggio di Abramo.
Il viaggio di Abramo.
All'epoca di Giacobbe, nipote di Abramo (siamo fra il 2000 e il 1700 a.C.), una grave carestia colpì la Palestina. Alcuni gruppi di Ebrei si spostarono in Egitto per poter sopravvivere, chiamati da uno dei figli di Giacobbe, Giuseppe, che era diventato un ministro del faraone.
Questa comunità ebraica visse a lungo in Egitto, conservando e difendendo gelosamente la propria religione. Col tempo però gli Egizi assunsero un atteggiamento persecutorio nei confronti degli Ebrei, che a quel punto decisero di tornare in Palestina. Siamo attorno al 1250 a.C. e faraone è il grande Ramses II quando Mosè, capo della comunità ebraica d'Egitto, guida il suo popolo nel viaggio di ritorno. Fu durante questo viaggio che Mosè, come vuole la tradizione, ricevette da Dio le Tavole della Legge con i famosi dieci comandamenti.
Divisi in dodici tribù, ciascuna delle quali retta da un giudice, gli Ebrei dovettero combattere contro alcune popolazioni che nel frattempo avevano occupato la Palestina, in primo luogo contro i Filistei, che probabilmente appartenevano a quei popoli del mare di cui già abbiamo parlato più volte.
Attorno al 1000 a.C., proprio per poter fronteggiare meglio la minaccia rappresentata dalle altre popolazioni, gli Ebrei superarono le loro divisioni interne e si dettero un unico re.
Uno dei sovrani ebraici più noti fu Salomone, che regnò dal 960 al 920 a.C., garantendo quarant'anni di pace e di relativa prosperità al suo popolo e facendo costruire da maestranze fenicie il Tempio di Gerusalemme, in cui vennero custodite le Tavole della Legge. 



Le Tavole della Legge.
Le Tavole della Legge.
Alla morte di Salomone, una serie di conflitti dinastici indebolì pesantemente il regno ebraico, che finì per dividersi in due parti. Il regno d'Israele, a nord, venne abbattuto dagli Assiri nel 722 a.C., mentre il regno di Giuda, a sud, fu conquistato nel 586 a.C. dal sovrano babilonese Nabucodònosor, che deportò gli Ebrei a Babilonia. Fu durante quel periodo che la voce dei profeti si levò a mantenere intatte le speranze degli Ebrei di poter tornare un giorno nella loro patria e a rafforzare la fede in Jahvè come elemento di difesa della propria identità etnica e culturale.
Con l'arrivo dei Persiani di Ciro il Grande venne finalmente concesso agli Ebrei di poter tornare in Palestina (539 a. C.), ma il regno ebraico non rinacque più.


MAPPA


dal sito crescerecreativamente
http://www.crescerecreativamente.org/2012/10/le-civilta-del-mediterraneo-schemi-per.html

venerdì 19 febbraio 2016

Egizi - Scrittura Geroglifica



Ripassiamo con Rino Pianetino









Picchetto L'Archeologo è un progetto de Le chiavi della Città,  rivolto ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado che hanno aderito alle proposte didattiche dell'Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze. Un'iniziativa che si inserisce nell'ambito di un piano d'intervento dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze volto a favorire l'approfondimento di temi legati alla storia, all'archeologia e alle tradizioni del territorio, in collaborazione coi Servizi Educativi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e il Museo Egizio di Firenze. Un'esperienza pratica, con incontri, visite guidate e simulazioni di scavo che si avvale di strumenti informatici, video e materiali didattici, accessibili on-line sul sito www.portaleragazzi.it.

In questo percorso conosceremo queste due figure prestigiose nella società egiziana. La scrittura era alla base di tutta l'organizzazione burocratica, sia statale che religiosa. Vedremo di quali strumenti si serviva lo scriba; illustreremo il significato delle iscrizioni tombali, di quelle sui monumenti e sui papiri; conosceremo i quattro tipi di scrittura che venivano utilizzati e come si leggono i geroglifici.
I sacerdoti erano invece i servitori del dio e vivevano nel tempio, che era il tramite dell'uomo con la divinità. Scopriremo quali particolari abbigliamenti e acconciature portassero per svolgere le loro principali funzioni: coltivare il culto del dio e amministrarne le ricchezze.











giovedì 4 febbraio 2016

PAPYRUS







Papyrus e i misteri del Nilo (Papyrus) è una serie televisiva a cartoni animati prodotta da Dupuis, TF 1 e Motion International, basata sul fumetto omonimo di Lucien De Gieter.






TRAMA

In principio Horus, il dio del cielo, e Seth, la divinità del male, si contendevano il potere sull'Egitto. Ma il tribunale delle divinità emise la sua sentenza esiliando Seth ed eleggendo Horus primo faraone egizio. Nel corso di 2000 anni il potere si succede di faraone in faraone. Ma nel frattempo Seth ha preparato la sua vendetta, rifugiatosi nella malefica piramide di Ombos fa prigioniero Horus e lo tiene recluso in un sarcofago magico. L'Egitto, ormai privo del suo sommo nume protettore, vive sotto la minaccia di Seth e del suo servitore Aker, ed è costretto a subire gli attacchi di Seth che si scaglia con forza e veemenza alla conquista del potere. Ma un giorno arriva Papyrus: un giovane pescatore eletto dagli dei. Deve compiere una missione: trovare la porta di Ombos, liberare Horus e riportare la pace in Egitto. Ovviamente non sarà solo. Oltre ad'essere dotato di una spada di un metallo resistentissimo (appunto la spada di Horus) sarà infatti accompagnato in tutto il suo viaggio dalla principessa Theti.

lunedì 1 febbraio 2016

IL NILO

                                          Il Nilo     

dal blog  "Terra dei Faraoni"
http://terradeifaraoni.blogspot.it/2011/03/egitto-un-dono-del-nilo.html
               La storia dell’Egitto è stata in gran parte determinata dalla sua geografia, che gli ha consentito di rimanere isolato dai suoi vicini, pur assorbendo alcuni aspetti della loro cultura. Le grandi distese desertiche a est e a ovest del Nilo fungevano da baluardo contro gli invasori stranieri e le cateratte del fiume stesso evitavano invasioni dal sud. A rendere difficili attacchi dal nord erano poi la costa mediterranea, bassa e stretta, e l’area paludosa del Delta. 


La vita si svolgeva quindi nel Delta e lungo la stretta Valle, che insieme costituivano un’oasi fertilissima, lunga più di 1200 chilometri, che gli egizi chiamarono "Terra Nera" (kemi), per il colore del suolo reso scuro dal limo depositato dall’inondazione. Al di là di questa zona ci sono le "Terre Rosse" dei deserti libico e arabico; il primo, a occidente, è prevalentemente piatto e aperto, con una serie di oasi disposte più o meno parallelamente al corso del Nilo; il secondo è un torrido altipiano percorso da profondi alvei di antichi fiumi ormai in secca (uadi), dove la vita ha pochissime possibilità di sviluppo. Riferendosi al corso della corrente del Nilo, gli egizi chiamavano Basso Egitto le terre del Delta fino a Menfi, e Alto Egitto la Valle vera e propria tra Menfi e la prima cateratta di Assuan. (La definizione Medio Egitto è solo geografica )


Fin dalle origini, la terra del Nilo offrì un ambiente ottimale per la vita e il progresso dell’uomo; non tanto facile, cioè, da intorpidire lo spirito e indurre a rinunziare a iniziative ed invenzioni, con le quali migliorare la propria condizione materiale, ma nemmeno tanto difficile da impegnare le forze di ciascuno nella strenua ricerca delle fonti di cibo o nel fuggire eventi naturali distruttori. Grazie al grande fiume, in Egitto la coltivazione della terra conservò sempre una preminenza assoluta e il paese appariva come un unico enorme impianto agricolo, con potenziale produttivo, per l’epoca, altissimo. Infatti le economie dei due Egitto si integravano e agli abitanti conveniva organizzarsi in un’unica comunità, estesa da Assuan al Mediterraneo, sia per meglio sfruttare le piene con opere idrauliche, sia perché, con risorse alimentari più vaste, era più facile fronteggiare situazioni di emergenza, come il perdurare da un anno all’altro della scarsità d’acqua. Dal Nilo dipendevano anche la ricca flora spontanea e la numerosa fauna, e quindi la caccia e la pesca. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la grande inondazione del fiume che gli dei benefici concedevano al paese con la regolarità di un prodigio naturale. Ecco perché lo storico greco Erodoto definì efficacemente l’Egitto "dono del Nilo", anche se l’affermazione è falsa ove minimizza il lavoro umano.


"Salute a te, o Nilo che sei uscito dalla terra, che sei venuto per far vivere l’Egitto... 

Quando la piena comincia ad alzare, il paese è in giubilo, tutti sono in gioia." 


Questo Inno al Nilo lo si cantava forse in attesa dell’inizio della piena, intorno al 19 luglio, quando la stella Sothis o Sirio appariva bassa sull’orizzonte orientale. 



Non era tanto della regolarità del fenomeno che si poteva dubitare, pur non conoscendone le cause, quanto della sua entità: se infatti le acque straripavano con violenza, rompevano gli argini e distruggevano i campi; se l’inondazione era scarsa, la siccità avrebbe ridotto la popolazione alla fame. Per questo vennero intraprese fin dalle epoche più antiche opere di canalizzazione indispensabili per la difesa e il controllo del territorio. Ogni anno, nella stagione dei monsoni (da giugno a settembre), piogge torrenziali cadono sugli altipiani abissini e empiono il Nilo Azzurro e l’Atbara, trascinando enormi quantità di terriccio. Fino a che le acque del fiume non vennero parzialmente imbrigliate nel 1971, la piena raggiungeva Assuan al principio di giugno e Menfi alla fine dello stesso mese; montava poi rapidamente e toccava il massimo a fine settembre, con una crescita di livello fino a 7 metri ad Assuan e 4 al Cairo; poi lentamente calava sino al minimo, che durava dall’aprile al giugno dell’anno successivo. Questo apporto di acque era, con rara eccezione, costante e tranquillo, tale da garantire alla Valle intera una sorta di irrigazione naturale e anche una specie di naturale concimazione dal momento che, deponendo sul terreno il limo fecondo, rinnovava il suolo coltivabile. Il regime del Nilo determinava per gli egizi anche le stagioni agricole.


 Le stagioni

Il sorgere della stella Sirio, era  la ricorrenza  principale nel ciclo delle stagioni:l'evento dava inizio a akhit, il periodo dell'inondazione; perit, l'inverno, che vedeva  lo svolgersi della stagione agricola; shemu, l'estate, la stagione dei raccolti. Dopo l'inondazione, i contadini gettavano i semi sulla terra fangosa, e procedevano- lo racconta Erodoto- facendo calpestare la semenza da branchi di animali domestici: per i Greci, la cui agricoltura dipendeva da terre aride e dall'imprevedibile regime delle piogge, il Nilo permetteva ai fortunati Egizi di coltivare senza  il  minimo sforzo. 


Dal sito "Geometrie fluide"

http://www.geometriefluide.com/pagina.asp?cat=divinita-egitto&prod=mito-osiride-iside

Il mito di Iside e Osiride

Itinerari d'arte  >  Argomenti 

Iside, la dea della vita, della bellezza, della natura in rigoglio, aveva sposato suo fratello, un giovane dio,Osiride al quale erano cari i boschi, le messi e tutte le manifestazioni della natura. Osiride era un dio pastorale e a lui si rivolgevano gli agricoltori e i pastori perché i loro raccolti fossero abbondanti e le greggi si moltiplicassero. Così benigno e cordiale era questo dio che spesso andava tra gli uomini per infondere loro il suo stesso amore per la natura e insegnare l'arte per rendere fertili i campi e feconde le greggi. Né si limitò alla sola terra d'Egitto, ma andò tra gli altri popoli, e da tutti ricevette gratitudine e onore. Disgraziatamente aveva un fratello malvagio e invidioso, Set, il quale, durante una sua assenza non fece altro che pensare come avrebbe potuto occupare il suo posto per ricevere dagli uomini gli stessi onori. Quando Osiride tornò, Set si mise a insidiarlo con mille astuzie per riuscire nel suo intento.
Iside che conosceva il malanimo del cognato lo teneva d'occhio finché Set non riuscì a eludere la sua vigilanza. Fece costruire un magnifico cofano che aveva le dimensioni esatte del corpo di Osiride e, durante un banchetto, promise di regalarlo a chi sdraiandosi dentro lo avrebbe riempito perfettamente. Molti ci provarono ma il cofano era sempre o troppo grande o troppo stretto; infine anche Osiride fece la prova ma, quando già si rallegrava di aver vinto la gara, gli amici di Set chiusero a tradimento il cofano, lo portarono sulle sponde del Nilo e lo gettarono nelle acque del fiume in piena. Iside, che quella sera non era presente al banchetto, dopo aver atteso per qualche tempo Osiride comprese che lo sposo doveva essere rimasto vittima di un tradimento e si mise alla sua ricerca per tutto l'Egitto, ma invano. Alla fine arrivò sulle coste della Fenicia e lì ritrovo la salma che era stata trascinata dalle correnti marine. Iside dovette riportarsi a casa solo un cadavere cui diede sepoltura nelle paludi del delta del Nilo. Set non era tranquillo, andò dunque alla sepoltura e tagliò il corpo del fratello in quattordici pezzi che disseminò per tutto l'Egitto. Quando Iside lo seppe riprese le sue peregrinazioni finché non riuscì a rintracciare tutte le membra del marito, e una volta ricomposte, agitando le sue ali volse sulla salma un vento vitale ed ecco che il dio riprese a respirare e a muoversi.  Iside ebbe il potere di resuscitare lo sposo in grazia del grande amore che aveva dimostrato per lui e delle fatiche sostenute per ritrovarne il corpo. Tornato in vita Osiride denunciò Set al tribunale degli dei ma poiché neppure un immortale può continuare a vivere sulla terra quando ha conosciuto la morte, Osiride divenne il signore del mondo sotterraneo, dove abitano i defunti lasciando al suo ultimo figlio, il piccolo Oro, il compito di vendicarlo. Il piccolo Oro fu allevato segretamente nelle paludi del delta, dove la madre lo aveva fatto rifugiare temendo Set, e quando fu in età da poter affrontare la lotta si presentò per sfidare in battaglia il malvagio zio. La lotta fu feroce ma Oro fu vincitore e il saggio dio Toth ridiede la vista al suo occhio rimasto accecato nel combattimento. Poi lo condusse davanti al concilio degli dei che accolsero Oro con grande festa. Tuttavia, Set cercò di portare contro di lui false accuse. Così, ne seguì un processo che durò ottant'anni, finché Iside andò segretamente sull'isola in cui si teneva il processo e assunse le sembianze di una mortale.  Si presentò a Set dicendo: "Signore, io sono la moglie di un bovaro, mio marito è morto e il mio unico figlio sorveglia il bestiame di suo padre; Ultimamente è arrivato uno straniero, il quale si è impadronito delle nostre stalle e ha detto a mio figlio che lo batterà prendendosi il bestiame." Allora Set rispose: "Se è ancora in vita il figlio del padrone, mai si dovrà dare il bestiame allo straniero." A queste parole Iside si rivelò gridando: "Set, tu hai pronunciato la tua condanna!" e, infatti, tutti gli dei riconobbero che Set, così dicendo, aveva espresso la sentenza contro se stesso. Oro fu riconosciuto sovrano del mondo terreno così come il padre suo era sovrano del mondo sotterraneo e da allora i re egiziani si proclamarono successori di Oro.